venerdì 16 febbraio 2018

La mia guida agli Oscar 2018



Mai come quest’anno, i film candidati agli Academy Awards si basano su solide, ottime e sorprendenti interpretazioni. Mai come quest’anno, però, le storie narrate non hanno destato particolare curiosità in me, non so dirvi perché esattamente. Definirle storie mosce mi getterebbe nell'Inferno dei critici cinematografici? Poco male, perché non sono una critica di schiatta, e soprattutto credo incontrerei persone interessanti laggiù. Ovviamente mi riferisco solo ad alcuni film, soprattutto quelli più osannati, blasonati e che hanno ricevuto più nomination. Se non mosce, allora queste storie definiamole dimenticabili. Perciò sono state proprio le interpretazioni che mi hanno invogliato a vedere i film candidati agli Oscar di quest’anno, e che hanno reso i film che li contengono un po' meno dimenticabili. Non sono riuscita a vederli proprio tutti tutti, però fatemi compagnia in questo excursus e scoprite quali mi sono piaciuti e quali no. E soprattutto, non seguiteli i miei consigli: non ho soldi per rimborsarvi i biglietti del cinema!

CHIAMAMI COL TUO NOME


Per il film di Luca Guadagnino ho scritto una recensione (forse un po’ isterica, non me ne vogliate) post-visione a dicembre.
Visto, ovviamente in lingua originale: e sì, sono d’accordo con quell'antipaticone di Vincent Cassel quando dice che, a volte, in Italia esageriamo col doppiaggio. Questo è uno di quei film che si assapora meglio nella lingua girata. Come vi dicevo, ho sentito l’urgenza di scriverne immediatamente, e quindi potete leggere la recensione qui: CHIAMAMI COL TUO NOME. Aggiungo soltanto che, per me è diventato uno dei film della mia vita. Vi smuoverà dentro un caos di emozioni: sentitele, assaporatele, vivetele! Questa è la magia di una bella storia. La magia di un amore assoluto e puro. Sicuramente non si è capito che tiferò peggio di un hooligan il 4 marzo per questo film! Immagino già che il film di Guadagnino non riuscirà a portare a casa le statuette più importanti, ma se vincesse quelle per la Miglior Sceneggiatura Non Originale al grande James Ivory, e quella per Miglior Canzone Originale a Sufjan Steven sarei comunque contentissima. NELLE SALE DAL 25 GENNAIO.

NOMINATION: Miglior Film (probabilità: 30%), Miglior attore protagonista (probabilità: 35%), Miglior Sceneggiatura non originale (probabilità: 80%), Miglior Canzone originale (probabilità: 70%).

Il trailer:



LADY BIRD




Il film di Greta Gerwig è tra i più quotati per la Notte degli Oscar 2018.
Avevo qualche aspettativa, anche perché la regista ha lavorato a lungo sulla sceneggiatura, prima di elaborarla davanti alla macchina da presa. Lady Bird credo sarà compreso meglio dagli spettatori statunitensi, intendo per come è raccontata la storia. La vicenda narrata, il percorso di crescita di Lady Bird (la bravissima Saoirse Ronan), è universale sicuramente: tutti abbiamo attraversato durante l’adolescenza quella fase di ribellione, di odio viscerale verso uno dei genitori, o entrambi anche, che ci fanno percepire un qualche collegamento con la protagonista. Però, la Gerwig non ha girato un film originale, o diverso a parer mio. Il plauso, da parte mia, le arriva comunque perché protagonista del suo film è una donna, una giovane donna con le sue idee, le sue aspirazioni, le sue voglie e desideri. Ma la regista non è uscita fuori dal seminato, ha lavorato su canovacci precedenti e ha ammantato tutto con quell'atmosfera fintamente punk, alternativa e ribelle, condita con quell'aggiunta di american way che sembra ti dica: ehi, solo qui da noi l’adolescenza è così da sballo! Non è un film, ma ho apprezzato maggiormente, e sentito più vicini, i ritratti adolescenziali della serie TV Tredici (13 reasons why) rispetto a quelli concepiti dalla Gerwig. Personaggi già visti, che a volte sfiorano la macchietta (come il ruolo di Timothée Chalamet: Elio che ti hanno fatto???). La regista deve ringraziare le sue attrici: le loro interpretazioni mi sono piaciute, la Ronan e Laurie Metcalf, infatti, trascinano il film al The End. Nomination per Miglior Regia e Miglior Film incomprensibili: credo la Gerwig sia stata inclusa nelle categorie del premio più importanti per mantenere le quote rosa. Sapete com'è, oltreoceano al politically correct ci tengono assai. NELLE SALE DAL 1 MARZO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 60%), Miglior Regia (probabilità: 40%), Miglior attrice protagonista (probabilità: 55%), Miglior attrice non protagonista (probabilità: 60%), Miglior sceneggiatura originale (probabilità: 60%).

Il trailer: 



L'ORA PIÙ BUIA



Stiamo assistendo ad un revival della figura di Winston Churchill, ultimamente, tra serie TV e film.
Nostalgia per la vecchia Inghilterra? Le cose credo non sono cambiate granché: chiusi e snob erano, e chiusi e snob sono oggi. I’m jokinggggg!!! Ovviamente, scherzo. Ci sta che una nazione rivolga gli occhi al passato, e ci sta che un regista come Joe Wright frughi nelle pieghe del tempo per girare uno dei suoi film, come sempre impeccabile. Lo apprezzo tantissimo, il suo stile giovane e senza pretenziosità credo renda qualsiasi argomento narrato, interessante a tutti. Il regista britannico riesce a far appassionare a qualsiasi storia, anche se narra di uno statista burbero e difficile: Churchill, plasmato da Wright, diventa addirittura simpatico (che poi lo fosse davvero sir Winston Churchill, non ho dubbi in merito. Per diventare primo ministro in quel preciso momento storico, bisognava avere grande humor!). L’ora più buia racconta proprio la cronaca dell’arrivo in Downing Street di Winston Churchill, per il suo primo mandato, mentre l’Europa e il mondo intero sono alle soglie della seconda guerra mondiale. Un susseguirsi di accordi, leciti o illeciti, discussioni politiche e familiari, avventure nella Tube e corse in macchina, un Churchill quindi diviso tra pubblico e privato. Una narrazione, quella di Wright, al cardiopalma, mentre lo spettatore avverte, sempre più minacciosa, l’ombra di Adolf Hitler aleggiare sulla storia. Il ritmo del film è ottimo, e avrei dato a Wright almeno la nomination come Miglior Regia. Cosa dire di Gary Oldman? Irriconoscibile e strepitoso, come sempre. Da Sid Vicious (o Dracula) a Winston Churchill non è proprio un attimo, e ciò fa comprendere la bravura eclettica dell’attore inglese. Il caro Gary vincerà l’Oscar? Credo di sì. E come suo unico avversario vedo solo Daniel Day Lewis. Tra un po’, comprenderete perché. NELLE SALE DAL 18 GENNAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 40%), Miglior attore protagonista (probabilità: 90%). 

Il trailer:



LA FORMA DELL'ACQUA



Tiriamoci ‘sto dente: non mi è piaciuto.
Lo dico subito, così chi l’ha apprezzato può saltare a piè pari questa mia mini insulsa recensione e passare alla prossima, sempre che godrò ancora della sua stima. Scherzi a parte, da Guillermo Del Toro non mi sarei aspettata nulla di diverso: originalità, innovazione, sentimenti, tematiche importanti affrontate col suo stile allegorico. Apprezzo molto la sua carica innovativa, ma La forma dell’acqua non mi ha entusiasmato o coinvolto. Come dicevo, la storia è al servizio di tematiche importanti, come accettare e amare la diversità, non chiudersi nel proprio orticello e rifiutarsi di comprendere che quel che ci rende diversi, beh quella è la ricchezza del genere umano. Nonostante questo, l’ho trovato un film lento, originale sì ma nemmeno esageratamente, e un pochetto ruffiano. Mi fa venire in mente un ragazzino sbruffone che, ad una gara scolastica, è già sicuro di vincere il trofeo. Film del genere ce ne sono sempre, ogni anno, agli Oscar. Sta allo spettatore scovarli, perché quelli dell’Academy, se non l’avete ancora capito, hanno da sempre preferenze e pupilli da accudire o premiare. Non l’ho trovato un film genuino, sincero per quanto, ovviamente, di qualità. Manco a dirlo, non comprendo le nomination: salvo solo quelle a Sally Hawkins e Octavia Spencer, brave e affiatate. Guillermo, comunque mucha mierda. NELLE SALE DAL 14 FEBBRAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 85%), Miglior regia (probabilità: 75%), Miglior attrice protagonista (probabilità: 85%), Miglior attrice non protagonista (probabilità: 30%), Miglior attore non protagonista (probabilità: 55%), Miglior sceneggiatura originale (probabilità: 70%).

Il trailer:


TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI


Questo film può essere descritto con molti aggettivi, toccante, ironico, coraggioso, importante, perché nel suo viaggio tocca lo spettatore in modi diversi, e sempre efficacemente.
Prima di vederlo, non c'avrei scommesso granché, sembrava la solita storia americana di denuncia. Ed in effetti è così, ma come dicevo inizialmente, sono le interpretazioni a fare la differenza, in questo caso, quelle di Frances McDormand e Sam Rockwell. Tutto parte dallo stupro ed omicidio della figlia di Mildred (McDormand), avvenuto ad Ebbing, Missouri, nel sud degli Stati Uniti. Mildred, esausta dalla mancanza di notizie ed iniziative da parte del comando di polizia locale riguardo alle indagini, decide di affittare tre cartelloni pubblicitari fuori città. Quel che Mildred decide di denunciare pubblicamente, darà il via ad una serie di cambiamenti in città, che come tessere di un domino metteranno in moto nuove dinamiche, prese di coscienza e nuove alleanze. La McDormand, già premio Oscar per Fargo (1997) ci sguazza in questo tipo di storie, e il risultato è impeccabile, potente. Oltre a rimanerti dentro. Sam Rockwell fa un ottimo lavoro col suo Dixon, stupidotto redento sulla via di Ebbing. Credo sia uno dei film più forti in gara quest'anno. Vedere per credere. E per emozionarvi. NELLE SALE DALL'11 GENNAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 85%), Miglior attrice protagonista (probabilità: 70%), Miglior attore non protagonista: duplice candidatura per Woody Harrelson (probabilità: 40%) e Sam Rockwell (probabilità: 80%), Miglior sceneggiatura originale (probabilità: 70%). 



Il trailer:




IL FILO NASCOSTO




Il cinema di Paul Thomas Anderson è per palati fini.
Per i gourmet del cinema. Non saprei come definirlo altrimenti. Ne Il filo nascosto, il regista lavora artigianalmente sulla storia, mantenendo l’elemento perturbante, comune alla maggior parte della sua cinematografia. Come il suo protagonista, lo stilista Reynolds Woodcock, Anderson trasferisce dal cartamodello alla realtà i vari pezzi di questa storia, apparentemente normale e prevedibile, facendoli sfilare davanti agli occhi dello spettatore a poco a poco. I protagonisti di Anderson sanno sempre come sorprenderti. Ovviamente in peggio. Sanno sempre come sconvolgerti o scioccarti. E così succede che questo affermato e insaziabile stilista, col procedere della storia, passa in secondo piano quando la sua musa scopre di poter agire e piegarlo. Affascinante, ipnotico, di gran classe (a contribuire a ciò, sicuramente l’atmosfera anni Cinquanta magnificamente riprodotta nel film), Il filo nascosto è, tra i film agli Oscar, quello che io vi consiglio assolutamente di vedere (insieme a Chiamami col tuo nome, ovviamente. Se ve lo state chiedendo in questo preciso momento: no, non smetterò mai di ossessionarvi con questo film!). Daniel Day Lewis ha affermato che questo sarà il suo ultimo ruolo: l’attore britannico ci ha abituati già in passato a questo tipo di annunci, ma se davvero decidesse di non tornare più a recitare, sono sicura che abbandona il palco mentre gli applausi scrosciano numerosi. Vedere per credere: la sua interpretazione non riesco a descriverla degnamente, anche perché la bravura di Day-Lewis sta pure nel non detto, nelle sensazioni che quegli occhi screziati e quella mimica inconfondibile infondono nello spettatore. Credo che il film e Day-Lewis siano dei papabili per l’Oscar: per l'attore sarebbe la quarta statuetta che, così, entrerebbe nella storia del premio. Godetevelo come se, per una volta nella vita, vi concedeste una cena nel ristorante più lussuoso della città. NELLE SALE DAL 22 FEBBRAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 70%), Miglior regia (probabilità: 70%), Miglior attore protagonista (probabilità: 75%), Miglior attrice non protagonista (probabilità: 65%).

Il trailer:


TONYA


Questo film mi ha sorpresa. Parecchio.
E mi è piaciuto davvero tanto! Sarà che ho un debole per i cosiddetti perdenti, per i reietti, quelli che poi, nonostante la società perbenista e moralmente ineccepibile si diverte ad etichettare, vanno avanti e continuano a costruire, a fare qualcosa delle loro vite. Questo è il caso di Tonya Harding, la pattinatrice statunitense che, tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ha raggiunto faticosamente le vette del pattinaggio agonistico internazionale per poi esserne scaraventata giù. Ma a quella discesa, ha contribuito anche lei. La Harding, oltre a non essere una perdente, oltre a non essere perfetta, è anche una donna con gli attributi, una che nonostante tutto e tutti ha difeso la sua dignità, ed è sempre stata fiera di quel che è riuscita a conquistarsi, seppur per breve tempo. Le è stato vietato di praticare la cosa che più amava nella vita, il pattinaggio, eppure è andata avanti. Si è costruita un’altra Tonya. Insomma mi è piaciuto tutto di questo film: storia, ritmo, regia, e le interpretazioni. Ecco, parliamo di Margot Robbie (alla sua prima candidatura agli Academy) e di Allison Janney, già vincitrice del Golden Globe quest’anno: io a loro la statuetta la darei ad occhi chiusi. Se la coppia mamma-figlia, in Lady Bird, formata da Saoirse Ronan e Laurie Metcalf mi è piaciuta ma non rimarrà particolarmente impressa nei miei ricordi, quella formata dalla Robbie e dalla Janney credo proprio che me la ricorderò finché campo: graffianti, irruenti, irresistibili nel loro essere contorte e problematiche, le due attrici non fanno dimenticare tanto facilmente i loro ruoli. Un film aggressivamente pop. Da vedere! NELLE SALE DAL 22 MARZO.

NOMINATION: Miglior attrice protagonista (probabilità: 55%), Miglior attrice non protagonista (90%).

Il trailer: 



THE POST



Ops, I did it again! Sì, lo so Britney Spears non c'azzecca molto con Steven Spielberg.
Però è quel che voglio dire riguardo a The Post, l'ultimo film del regista premio Oscar, veterano che si fa accompagnare da altri veterani. Gioca facile (o sporco) Spielberg, perché con Tom Hanks e Meryl Streep come protagonisti, più altri comprimari di lusso come Michael Stuhlbarg (grande attore, in tre film agli Oscar quest'anno) e Bob Odenkirk, sa perfettamente di aver confezionato un film valido. Tratto da una storia vera, il film elenca tutti i baluardi della democrazia statunitense, e centrale, in questo caso, è la libertà di stampa. Ops, I did it again perché il regista conosce alla perfezione come emozionare il (suo) pubblico, e sicuramente ci crede anche in quei valori. Però, nonostante le interpretazioni di pregio e un film che scorre senza intoppi, la storia sa di già visto, di sfruttato, insomma è un po' un carillon inceppato Spielberg, in quest'ultimo periodo. Di film a tematica giornalistica, quello più interessante, ultimamente, è stato Il caso Spotlight: quello sì che è stato coraggioso, non autoreferenziale o propagandistico. Senza macchia e senza paura, gli Usa proprio non sono. Comunque, non mi voglio addentrare in questioni politiche, parliamo della Streep, nuovamente candidata e che sa gestire alla perfezione il suo personaggio: importante il suo ruolo di protagonista perché illustra quanto, per una donna, in ogni epoca, sia difficile farsi strada o anche semplicemente farsi rispettare, sul lavoro. E poi c'è quella faccia da schiaffi di Tom Hanks che non delude mai. Vedetelo, magari, ma senza aspettarvi troppo. NELLE SALE DAL 1 FEBBRAIO.

NOMINATION: Miglior film (probabilità: 55%), Miglior attrice protagonista (probabilità: 40%).

Il trailer:



COCO


Ultimamente, non ho visto molti film d’animazione.
Credo che l’ultimo sia stato Inside Out. Però Coco, il nuovo nato in casa Disney-Pixar, mi è stato subito simpatico, a pelle ho deciso di vederlo assolutamente. Così, ho vinto la mia idiosincrasia verso l’infanzia e mi sono catapultata nella storia, nel Messico che amo. Tornare bambini, ogni tanto, fa davvero bene. Vi avviso: procuratevi una copiosa scorta di fazzoletti perché la storia di Coco, del suo papà e della sua famiglia vi conquisterà senza che voi nemmeno ve ne accorgiate. Non c’è molto altro da dire, la magia di questo film bisogna sperimentarla col proprio cuore. Credo sia uno dei migliori creati, negli ultimi anni, dalla Disney-Pixar. Quindi, non potete perdervelo. La Disney-Pixar è tra le vincitrici storiche della Notte degli Oscar ma, quest'anno, tifo per il lungometraggio d'animazione successivo. NELLE SALE DAL 28 DICEMBRE.

NOMINATION: Miglior film d'animazione (probabilità: 70%).

Il trailer:



LOVING VINCENT


Un film d’animazione sui generis, perché non dedicato ai piccoli ma ai 'grandi'.
Un film ambizioso nel voler attirare al cinema un pubblico adulto per vedere un 'cartone animato', nel voler raccontare di Vincent Van Gogh, il grande pittore olandese. Perché un film su Van Gogh? Perché Vincent se lo merita. Nel cast ci sono Saoirse Ronan, Aidan Turner, Helen McCrory, Douglas Booth, Jerome Flynn, Eleanor Tomlinson e Robert Gulaczyk nel ruolo dell'artista, che sono trasformati sullo schermo in dipinti animati, disegnati a mano con lo stile di Van Gogh dal team di pittori, gli altri grandi protagonisti di questo film. Nel lungometraggio d’animazione si ripercorre la vita di Vincent Van Gogh, si cercano di comprendere i perché dietro il suo suicidio, si parla con chi l’ha conosciuto nei suoi ultimi mesi, si parla di arte, della sua arte, e della sua anima, fragile, sensibile e bellissima. Un film prezioso: lo consiglio a tutti, non soltanto a chi è un appassionato d’arte o che ama Van Gogh, perché abbeverarsi alla fonte di una grande anima disseta a lungo. Vincent rincuora lo spettatore, lo incoraggia ad essere fragile, a sentire, profondamente e amare la vita. Il film è passato nelle sale per pochi giorni, ma è acquistabile in DVD e Blu-Ray. 

NOMINATION: Miglior film d'animazione (probabilità: 75%).

Il trailer:




Ultima considerazione davvero: non so a voi, ma a me fa piacere che i film di quest'anno, nonostante non brillino per originalità, hanno come protagoniste per la maggior parte donne forti, a modo loro.
Spero di non avervi annoiato, e come avrete potuto notare ho anche aggiunto le percentuali di probabilità per le nomination. Un giochetto che mi sono divertita a fare, e invito anche voi ad unirvi a me. Cos'altro scrivere se non buona visione e buona notte degli Oscar 2018!

domenica 31 dicembre 2017

Recensione (mica tanto) Flash: Chiamami col tuo nome


Anno e nazione di produzione: Italia, Francia, USA, Brasile 2017

Titolo originale: Call me by your name

Distribuzione: Warner Bros Italia

Genere: Drammatico

Durata: 130 minuti

Cast: Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Ester Garrel

Regista: Luca Guadagnino

Uscita al cinema: 25 gennaio

Campagna di Crema, primi anni Ottanta: Elio Perlman, diciassettenne figlio di un professore universitario, si appresta ad affrontare una nuova estate nella villa di famiglia. Di origine ebraica, i Perlman sono fini intellettuali, eclettici e amanti della vita e della bellezza, data dall'arte. I genitori hanno trasmesso questi valori al figlio Elio, che trascorre così le sue giornate estive, tra letture e trascrizioni di musica classica. Oltre che ad affacciarsi alla vita, e all'amore. Il professor Perlman accoglie, ogni estate, uno studente o dottorando per aiutarlo nella stesura di tesi o pubblicazioni universitarie. Quell'anno tocca all'americano Oliver. Elio ne rimane subito affascinato: Oliver è indubbiamente bello. Rappresenta anche, per il ragazzo, un'ideale, un uomo irraggiungibile che non potrà mai avere, o che non lo potrà mai notare. Eppure Elio inizia una corsa, in cui alterna le velocità, anzi una rincorsa ad Oliver e con suo grande stupore scoprirà che Oliver gli corre accanto: durante le sei settimane insieme, i due si avvicineranno, si allontaneranno, si desidereranno, si divideranno. Quello che succederà tra Elio e Oliver quell'estate, segnerà il diciassettenne per il resto della sua vita sentimentale, come solo un grande amore può fare.


Rieccomi a scrivere sul blog: è trascorso un anno dalla mia ultima recensione ma, per Chiamami col tuo nome dovevo assolutamente tornare, scrivere un post e poter esprimere il mio amore sconfinato per questa storia, e per i due protagonisti.
Visto che siamo in periodo natalizio, beh vi posso dire che aspettavo di vedere questo film come un bimbo aspetta di scartare i regali a Natale! Da quando ho letto il libro quest'estate,(che vi stra consiglio di leggere, anzi ve lo ordino!), sono rimasta folgorata dalla storia e dai suoi protagonisti, soprattutto Elio, nei cui pensieri e riflessioni mi sono ritrovata tanto. Quindi, appena sono riuscita a recuperarlo, ho preferito vederlo in inglese, mi sono fiondata al computer e l'ho visto. Due volte. Per ora. Conto di vederlo ancora. Ovviamente, lo vedrò in italiano quando arriverà al cinema.


Il nuovo film di Luca Guadagnino, che ha già ricevuto svariati riconoscimenti e le candidature ai Golden Globe, ha incassato anche quattro nomination agli Academy Awards 2018: Miglior Film, Miglior Attore Protagonista (Timothée Chalamet è il più giovane attore ad essere stato nominato in questa categoria), Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Canzone. Chiamami col tuo nome è tratto dal romanzo omonimo di Andrè Aciman (edito in Italia da Guanda). Come accade spesso, nella trasposizione dal libro al film si perde sempre qualcosa, per esigenze di durata del film, e Chiamami col tuo nome non fa eccezione. Però la storia non ne risente affatto, Guadagnino ha realizzato un film eccellente, e gli elementi (o sensazioni) mancanti non modificano i sentimenti profondi che Aciman ha infuso nella storia. Il film vi rimane nel cuore, come il libro. E a ciò ha contribuito, sicuramente, l'apporto inconfondibile della sceneggiatura firmata dal grande James Ivory. Infatti, nella visione del film, ho avvertito molto la presenza del regista inglese (col suo elegante Maurice, ma anche altri suoi film) ma, anche quella di Bernardo Bertolucci con il suo Io ballo da sola: entrambi i protagonisti dei film, Elio e Lucy, sono adolescenti che hanno appena iniziato il viaggio nella vita ed esperienza cardine o meglio quasi un'iniziazione, è sicuramente l'amore sia carnale che sentimentale, attraverso il quale conosceranno se stessi.


Quando un lettore si ritrova davanti la trasposizione cinematografica di un libro che ha amato moltissimo, diventa intransigente e spietato, non si risparmia in critiche verso chi ha osato profanare una storia che l'ha segnato, o gli è rimasta nel cuore. Ed io non faccio eccezione. Però, Luca Guadagnino ha davvero centrato in pieno l'essenza della storia, dando vita ad un lungometraggio impeccabile, sensibile e dolcissimo. Le atmosfere estive della campagna intorno a Crema sono riproposte con maestria e si accordano alla perfezione con gli stati d'animo dei protagonisti. La natura, per Guadagnino, partecipa alla nascita di un amore irripetibile offrendo ai due amanti l'estate più bella benedicendo i loro sentimenti: con la quiete sognante dei bagni al lago, durante le notti in cui una brezza leggera avvolge i loro sospiri, con un temporale che racchiude le paure di Elio.
Ma perché non fate lavorà di più a Guadagnino in Italia??? Cioè, un regista che t'azzecca anche la colonna sonora è un genio! Dovete assolutamente amare, come le amo io, le canzoni di Sufjan Stevens che fanno da colonna sonora al film, Mystery of Love e Visions of Gideon: magiche! (ci aggiungo anche Futile Devices, presente anche nel film).


Sembra una banalità scriverlo, ma il film ti rimane dentro anche perché Guadagnino ha scelto due attori che meglio non avrebbero potuto interpretare Elio ed Oliver: Armie Hammer e Timothée Chalamet. Una standing ovation se la meritano! Soprattuto Chalamet, attore protagonista della pellicola, una rivelazione: giovanissimo, ha dato prova di una bravura eccezionale con un personaggio che è soprattutto anima, sentimento e non detto.
Ci voleva sensibilità, tanta sensibilità, sensibilità a palate per i personaggi che hanno interpretato. Anche rispetto verso questo amore assoluto e puro. Loro due sono riusciti a cogliere ogni sfumatura, ogni minima vibrazione di questa storia. E lo dimostrano gli sguardi e la complicità che i due attori portano sullo schermo. La caratterizzazione dei due protagonisti, grazie al duo Guadagnino/Ivory è ottima: avvertiamo e capiamo le motivazioni dei due, percepiamo i loro sentimenti e le loro personalità anche da piccoli gesti o parole. E ottenere tutto questo, in un film, non è affatto semplice.



Il continuo rincorrersi, e poi l'abbandonarsi, il lasciarsi andare, l'arrendersi insieme e non chiedersi più nulla, non lasciare spazio alla paura. Amare soltanto. Per quel po' di tempo che rimane loro da trascorrere. Sì perché è un amore, quello di Elio e Oliver, con la fine già scritta. Una fine solo fisica, perché l'amore quello vero, come dirà il professor Perlman (a proposito, ottima l'interpretazione di Michael Stuhlbarg) al figlio in una delle ultime scene (tra le più belle del film), è una fortuna averlo provato, un dono che anche se porta con sé dolore, quel dolore vale la pena di essere sentito. Anche se il cuore fa male, e il corpo sente la mancanza. Un amore omosessuale, potrebbe puntualizzare qualcuno. No, quello di Elio e Oliver è un amore universale, l'Amore con la maiuscola e chi ci vede, invece, semplicemente un amore omosessuale non ha mai amato davvero in vita sua.
Che altro dirvi se non di vederlo? Però, ecco, leggete anche il libro! Non ve ne pentirete.

Riconosco di essere ossessionata ormai da questa storia, ma per me questo è uno dei baci più belli, sensuali e romantici visti in un film:


Recensione scritta rigorosamente ascoltando a ripetizione le canzoni del film! Da vera fissata, insomma. Abbiate pietà.

Consigliato: Assolutamente sì!!!!

Il trailer: 


giovedì 20 ottobre 2016

Mini-recensione de I Medici ovvero: la rivincita degli streaming addicted


Ok, arrivo in ritardo a parlarvi de I Medici - Masters of Florence, ma arrivo!

Allora, breve recensione per dirvi cosa ne penso e per celebrare, dopo secoli, finalmente una produzione internazionale targata Rai che ha momentaneamente abbandonato gli Scenegggggggiati che piacciono tanto al pubblico italico (per fortuna, non tutto) e ha provato a buttarsi nella mischia delle grandi serie TV. Io manco c'avrei provato sapendo che avrei dovuto fronteggiare prodotti made in UK e USA! Ma va bene, tentare nuoce solo alle tasche dei contribuenti. Però, non sono mai stata così contenta come questa volta dato che parte del mio canoncino è andato nelle saccocce dello scozzese più bello del mondo: Richard Madden *_____*




Tanta bellezza dovrebbe essere resa ILLEGALE!!!
Rieccolo, dopo Game of Thrones in costume: ma quanto ci era mancato vederlo con mantello e spada sguainata??? Manca solo un metalupo.

Comunque, tornando alla recensione: per il cast un melting pot di nazionalità dove è forte la presenza italiana. Tra i tanti Miriam Leone (a questa ce la dobbiamo beccà sempre), Alessandro Preziosi, Guido Caprino (che mi è piaciuto tanto tanto tanto, bravo come sempre) e Lino Guanciale. Che??? Vi starete chiedendo se sono per caso una stalker dell'attore, lo vedo anche quando non c'è. Niente affatto, semplicemente il buon Lino come la Leone ce lo dobbiamo beccare in ogni fiction Rai, e in questa ha avuto l'onore di doppiare il bel Madden perché la fiction, ovviamente, è stata girata in inglese.
Il cast anglofono, appunto, spicca di più per doti recitative in primis proprio Madden che dimostra di saper destreggiarsi tra il Cosimo ragazzo e il Cosimo adulto, donandogli allo stesso tempo innocenza e carisma. Cosa dire di Dustin Hoffman? Nulla, lui è Dustin Hoffman, sarebbe bravo anche stando zitto. Ma della serie TV cosa ne penso? Non ha il pathos e la spettacolarità che è cifra stilistica delle serie TV oltreoceano, oppure la cura maniacale delle produzioni inglesi ma, I Medici è ben fatta, avvince e invoglia alla visione.
Ascolti stellari, e spettatori italiani impazziti: se frequentate TV Show Time (app su smartphone) sapete il perché. L'orgoglio italico finalmente riscattato dato che, per una volta, siamo noi a vedere qualcosa in anteprima assoluta. Inglesi e statunitensi devono aspettare fine ottobre per vedere la serie TV. Buoni spoiler a voi amici anglofoni! Abbiamo avuto finalmente la nostra rivincita, quella degli streaming addicted!
Vi lascio alcune "testimonianze" davvero esilaranti e...buona visione de I Medici!














venerdì 14 ottobre 2016

Recensione Flash: Fiore


Anno e Nazione di Produzione: Italia, Francia 2016

Distribuzione: BIM

Genere: Drammatico

Durata: 110 minuti

Cast: Valerio Mastrandrea, Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Laura Vasiliu, Aniello Arena

Regista: Claudio Giovannesi

Nella giungla urbana, a volte fiori stentati riescono a trovare un po' di luce, la forza di crescere e qualcuno che se ne prenda cura. Questa è la storia di Dafne, minorenne che si ritrova in riformatorio dopo l'ennesima rapina. Una famiglia inesistente, un padre che ha appena finito di scontare la sua condanna. La ragazza è cresciuta da sola, come meglio ha potuto. Fa fatica ad adattarsi alle sbarre, ai ritmi imposti da una vita che le è stata inflitta, l'unica che ha conosciuto. Poi, dietro quelle sbarre conosce Josh. E forse, pensa, una speranza c'è anche per lei. 


In concorso ne la Quinzaine des Realisateurs al Festival di Cannes 2016, accanto a film di registi titolati come Bellocchio e Virzì, si pone la piccola gemma di Claudio Giovannesi, già autore di Alì ha gli occhi azzurri e della seconda stagione della serie TV, Gomorra.  L'unico volto noto è il buon Valerio Mastrandrea che, a suo modo, accompagna sul grande schermo i debuttanti Daphne Scoccia, ex cameriera a Monteverde e Josciua Algeri, rapper ed ex detenuto. Scelti dal regista, che ha voluto i suoi protagonisti il più possibile vicini alla psicologia dei personaggi del film. Che dire, mai scelta si è rivelata più saggia. Ma soprattutto, chi ha perso attrattiva verso il cinema italiano, di fronte a Fiore si dovrà ricredere, anche grazie alla bravura di questi attori alla loro prima prova importante.


Intensa, cruda, e non me ne vogliano i critici cinematografici più navigati se definisco Daphne Scoccia pasoliniana, una ragazza di vita che incarna in maniera realistica quello che potremmo definire quasi il suo alter ego sullo schermo. Non si comprende dove finisce il personaggio e comincia la persona. Questo, per me, è un merito. Non è da meno Josciua Algeri, rapper con la passione per il cinema che in carcere ci è stato davvero, e oltre che protagonista della pellicola è stato anche consulente esterno per il film. Ha infuso nel suo Josh vulnerabilità, quella di chi ne ha abbastanza di fare il "grande" e nell'amore ri-torna adolescente, quel bisogno di appartenere a qualcuno. Perché la dura nella storia è Dafne, quella che detta legge e sa cosa vuole. Lotta prima dell'irreparabile, non si arrende.


Una realtà, quella dei riformatori, che è un microcosmo di dolori, rimpianti e speranze. E si va avanti ogni giorno vivendo il nulla, sperando che chi è fuori non si dimentichi di te. Merito di Giovannesi è aver raccontato questa realtà con delicatezza ed efficacia.
Pensate all'arrivo delle vacanze estive, ai regali di Natale sotto l'albero, ai giri in giostra, alle mani impiastricciate di gelato: piccole gioie che Dafne e Josh non hanno vissuto. Le hanno rubate, anche quelle, in riformatorio dietro sbarre, indifferenza e regole. Baci rubati ed incoscienza, prima che la realtà gli ricordi nuovamente il loro posto nel mondo.

Il trailer:


Consigliato: Sì 

INCURSIONI CINEMANIACHE, seguiteci su:

venerdì 23 settembre 2016

Recensione Flash: Sole Alto


Anno e Nazione di Produzione: Croazia, Serbia, Slovenia 2015

Titolo originale: Zvizdan

Distribuzione in Italia: Tucker Film

Durata: 123 minuti

Genere: Drammatico

Cast: Tihana Lazovic, Goran Markovic, Dado Cosic, Stipe Radoja, Slavko Sobin

Regista: Dalibor Matanic

Sangue, serbo e croato, scorre nel secondo film di Dalibor Matanic premiato nel 2015 al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard. Le storie che si susseguono sullo schermo prendono il via nel 1991, alla vigilia dei conflitti nella penisola balcanica. Yelena e Ivan si amano: lui croato, lei serba, la famiglia della donna contro. Nel 2001, la serba Natasa torna con la madre nella loro casa, danneggiata dalla guerra. Le donne si fanno aiutare dal muratore croato Ante: l'attrazione tra i due giovani è palpabile, ma l'odio della ragazza è inattaccabile. Nel 2011 il croato Luka torna nel suo paese: vive e studia a Zagabria, ma a casa ha abbandonato qualcuno di prezioso. Cercherà di riconquistarlo.
Sono stata ripetitiva nel specificare le nazionalità, volutamente: era quello che succedeva in quei decenni nei Balcani. Barriere fisse, invalicabili, inviolabili. I protagonisti del film, invece, le hanno oltrepassate. Vincendo, più spesso perdendo. Tre storie d'amore, tragiche in modo diverso ma, con lo stesso "aguzzino": la guerra dei Balcani.
Gli straordinari Tihana Lazovic e Goran Markovic, entrambi al primo grande film internazionale, danno il volto ai vari protagonisti del film. Nel corso di venti anni, la guerra combattuta occupa non soltanto la realtà ma, anche la testa delle persone. Le relazioni d'amore saranno inquinate dall'odio razziale, il becero nazionalismo soffocherà il sentimento più puro. In paesaggi mozzafiato (meravigliosa la fotografia di Marko Brdar), circondati dalla bellezza i protagonisti, a turno, mettono in scena la guerra delle coscienze. Le storie d'amore ripercorrono l'iperbole dell'odio balcanico: la morte, il disprezzo, l'isolamento.
Lascia il segno Sole Alto, ti costringe a non girare la testa dall'altra parte, ti sbatte in faccia crudelmente la realtà. Ti fa riflettere su quanto il male può far marcire un'anima. La speranza è la cura, l'antidoto al veleno. Il ravvedimento, l'alba di una nuova vita. Un sole alto, un nuovo inizio.

Il trailer:


Consigliato: Assolutamente sì

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