giovedì 20 ottobre 2016

Mini-recensione de I Medici ovvero: la rivincita degli streaming addicted


Ok, arrivo in ritardo a parlarvi de I Medici - Masters of Florence, ma arrivo!

Allora, breve recensione per dirvi cosa ne penso e per celebrare, dopo secoli, finalmente una produzione internazionale targata Rai che ha momentaneamente abbandonato gli Scenegggggggiati che piacciono tanto al pubblico italico (per fortuna, non tutto) e ha provato a buttarsi nella mischia delle grandi serie TV. Io manco c'avrei provato sapendo che avrei dovuto fronteggiare prodotti made in UK e USA! Ma va bene, tentare nuoce solo alle tasche dei contribuenti. Però, non sono mai stata così contenta come questa volta dato che parte del mio canoncino è andato nelle saccocce dello scozzese più bello del mondo: Richard Madden *_____*




Tanta bellezza dovrebbe essere resa ILLEGALE!!!
Rieccolo, dopo Game of Thrones in costume: ma quanto ci era mancato vederlo con mantello e spada sguainata??? Manca solo un metalupo.

Comunque, tornando alla recensione: per il cast un melting pot di nazionalità dove è forte la presenza italiana. Tra i tanti Miriam Leone (a questa ce la dobbiamo beccà sempre), Alessandro Preziosi, Guido Caprino (che mi è piaciuto tanto tanto tanto, bravo come sempre) e Lino Guanciale. Che??? Vi starete chiedendo se sono per caso una stalker dell'attore, lo vedo anche quando non c'è. Niente affatto, semplicemente il buon Lino come la Leone ce lo dobbiamo beccare in ogni fiction Rai, e in questa ha avuto l'onore di doppiare il bel Madden perché la fiction, ovviamente, è stata girata in inglese.
Il cast anglofono, appunto, spicca di più per doti recitative in primis proprio Madden che dimostra di saper destreggiarsi tra il Cosimo ragazzo e il Cosimo adulto, donandogli allo stesso tempo innocenza e carisma. Cosa dire di Dustin Hoffman? Nulla, lui è Dustin Hoffman, sarebbe bravo anche stando zitto. Ma della serie TV cosa ne penso? Non ha il pathos e la spettacolarità che è cifra stilistica delle serie TV oltreoceano, oppure la cura maniacale delle produzioni inglesi ma, I Medici è ben fatta, avvince e invoglia alla visione.
Ascolti stellari, e spettatori italiani impazziti: se frequentate TV Show Time (app su smartphone) sapete il perché. L'orgoglio italico finalmente riscattato dato che, per una volta, siamo noi a vedere qualcosa in anteprima assoluta. Inglesi e statunitensi devono aspettare fine ottobre per vedere la serie TV. Buoni spoiler a voi amici anglofoni! Abbiamo avuto finalmente la nostra rivincita, quella degli streaming addicted!
Vi lascio alcune "testimonianze" davvero esilaranti e...buona visione de I Medici!














venerdì 14 ottobre 2016

Recensione Flash: Fiore


Anno e Nazione di Produzione: Italia, Francia 2016

Distribuzione: BIM

Genere: Drammatico

Durata: 110 minuti

Cast: Valerio Mastrandrea, Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Laura Vasiliu, Aniello Arena

Regista: Claudio Giovannesi

Nella giungla urbana, a volte fiori stentati riescono a trovare un po' di luce, la forza di crescere e qualcuno che se ne prenda cura. Questa è la storia di Dafne, minorenne che si ritrova in riformatorio dopo l'ennesima rapina. Una famiglia inesistente, un padre che ha appena finito di scontare la sua condanna. La ragazza è cresciuta da sola, come meglio ha potuto. Fa fatica ad adattarsi alle sbarre, ai ritmi imposti da una vita che le è stata inflitta, l'unica che ha conosciuto. Poi, dietro quelle sbarre conosce Josh. E forse, pensa, una speranza c'è anche per lei. 


In concorso ne la Quinzaine des Realisateurs al Festival di Cannes 2016, accanto a film di registi titolati come Bellocchio e Virzì, si pone la piccola gemma di Claudio Giovannesi, già autore di Alì ha gli occhi azzurri e della seconda stagione della serie TV, Gomorra.  L'unico volto noto è il buon Valerio Mastrandrea che, a suo modo, accompagna sul grande schermo i debuttanti Daphne Scoccia, ex cameriera a Monteverde e Josciua Algeri, rapper ed ex detenuto. Scelti dal regista, che ha voluto i suoi protagonisti il più possibile vicini alla psicologia dei personaggi del film. Che dire, mai scelta si è rivelata più saggia. Ma soprattutto, chi ha perso attrattiva verso il cinema italiano, di fronte a Fiore si dovrà ricredere, anche grazie alla bravura di questi attori alla loro prima prova importante.


Intensa, cruda, e non me ne vogliano i critici cinematografici più navigati se definisco Daphne Scoccia pasoliniana, una ragazza di vita che incarna in maniera realistica quello che potremmo definire quasi il suo alter ego sullo schermo. Non si comprende dove finisce il personaggio e comincia la persona. Questo, per me, è un merito. Non è da meno Josciua Algeri, rapper con la passione per il cinema che in carcere ci è stato davvero, e oltre che protagonista della pellicola è stato anche consulente esterno per il film. Ha infuso nel suo Josh vulnerabilità, quella di chi ne ha abbastanza di fare il "grande" e nell'amore ri-torna adolescente, quel bisogno di appartenere a qualcuno. Perché la dura nella storia è Dafne, quella che detta legge e sa cosa vuole. Lotta prima dell'irreparabile, non si arrende.


Una realtà, quella dei riformatori, che è un microcosmo di dolori, rimpianti e speranze. E si va avanti ogni giorno vivendo il nulla, sperando che chi è fuori non si dimentichi di te. Merito di Giovannesi è aver raccontato questa realtà con delicatezza ed efficacia.
Pensate all'arrivo delle vacanze estive, ai regali di Natale sotto l'albero, ai giri in giostra, alle mani impiastricciate di gelato: piccole gioie che Dafne e Josh non hanno vissuto. Le hanno rubate, anche quelle, in riformatorio dietro sbarre, indifferenza e regole. Baci rubati ed incoscienza, prima che la realtà gli ricordi nuovamente il loro posto nel mondo.

Il trailer:


Consigliato: Sì 

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venerdì 23 settembre 2016

Recensione Flash: Sole Alto


Anno e Nazione di Produzione: Croazia, Serbia, Slovenia 2015

Titolo originale: Zvizdan

Distribuzione in Italia: Tucker Film

Durata: 123 minuti

Genere: Drammatico

Cast: Tihana Lazovic, Goran Markovic, Dado Cosic, Stipe Radoja, Slavko Sobin

Regista: Dalibor Matanic

Sangue, serbo e croato, scorre nel secondo film di Dalibor Matanic premiato nel 2015 al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard. Le storie che si susseguono sullo schermo prendono il via nel 1991, alla vigilia dei conflitti nella penisola balcanica. Yelena e Ivan si amano: lui croato, lei serba, la famiglia della donna contro. Nel 2001, la serba Natasa torna con la madre nella loro casa, danneggiata dalla guerra. Le donne si fanno aiutare dal muratore croato Ante: l'attrazione tra i due giovani è palpabile, ma l'odio della ragazza è inattaccabile. Nel 2011 il croato Luka torna nel suo paese: vive e studia a Zagabria, ma a casa ha abbandonato qualcuno di prezioso. Cercherà di riconquistarlo.
Sono stata ripetitiva nel specificare le nazionalità, volutamente: era quello che succedeva in quei decenni nei Balcani. Barriere fisse, invalicabili, inviolabili. I protagonisti del film, invece, le hanno oltrepassate. Vincendo, più spesso perdendo. Tre storie d'amore, tragiche in modo diverso ma, con lo stesso "aguzzino": la guerra dei Balcani.
Gli straordinari Tihana Lazovic e Goran Markovic, entrambi al primo grande film internazionale, danno il volto ai vari protagonisti del film. Nel corso di venti anni, la guerra combattuta occupa non soltanto la realtà ma, anche la testa delle persone. Le relazioni d'amore saranno inquinate dall'odio razziale, il becero nazionalismo soffocherà il sentimento più puro. In paesaggi mozzafiato (meravigliosa la fotografia di Marko Brdar), circondati dalla bellezza i protagonisti, a turno, mettono in scena la guerra delle coscienze. Le storie d'amore ripercorrono l'iperbole dell'odio balcanico: la morte, il disprezzo, l'isolamento.
Lascia il segno Sole Alto, ti costringe a non girare la testa dall'altra parte, ti sbatte in faccia crudelmente la realtà. Ti fa riflettere su quanto il male può far marcire un'anima. La speranza è la cura, l'antidoto al veleno. Il ravvedimento, l'alba di una nuova vita. Un sole alto, un nuovo inizio.

Il trailer:


Consigliato: Assolutamente sì

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martedì 23 agosto 2016

Recensione Flash: Escobar


Anno e Nazione di Produzione: Francia, Spagna, Belgio 2014

Distribuzione in Italia: Good Films

Titolo Originale: Escobar - Paradise Lost

Genere: Thriller

Durata: 120 minuti

Cast: Benicio del Toro, Josh Hutcherson, Claudia Traisac, Carlos Bardem, Brady Corbet

Regista: Andrea Di Stefano

Nick e il fratello Dylan si trasferiscono in Colombia: il loro sogno è di vivere in quel paradiso e magari poterci lavorare, dando lezioni di surf. L'allestimento del loro piccolo rifugio sulla spiaggia, nei pressi di Medellin, inizia così. Un giorno, in città Nick conosce Maria: colpo di fulmine per entrambe. I ragazzi bruciano le tappe, e Maria chiede a Nick di conoscere suo zio Pablo per fare l'ingresso in famiglia, e potersi così sposare. Il ragazzo non sa che sta per conoscere il signore della droga: Pablo Escobar Gaviria.


Non so voi, ma a me intriga sempre tanto quando un attore passa dietro la cinepresa, e non fa eccezione il romano Andrea Di Stefano: alla sua opera prima con Escobar, in uscita nei cinema il 25 agosto, Di Stefano è anche autore della sceneggiatura, basata su una storia vera. Lo conoscevo da Cuore Sacro e la fiction Medicina Generale, ma scorrendo la sua filmografia ho letto vari lungometraggi internazionali: non a caso il regista/attore parla correntemente inglese e francese.



Presentato l'anno scorso al Festival di Roma, con cast al completo, il film è già uscito negli Stati Uniti, riscuotendo un discreto successo e ottenendo risonanza internazionale. Nei cinema statunitensi è arrivato quasi in contemporanea con la serie TV di Netflix, Narcos, che vede protagonista un grande Wagner Moura: se non l'avete ancora vista, vi ordino di farlo immediatamente!
A giorni, il film sarà anche nelle nostre sale e vi consiglio di non perderlo. Perché? E' presto detto: il film può vantare un ottimo cast, una sceneggiatura convincente ed efficace, e una regia magistrale. Non sembra nemmeno un'opera prima ma, per la maturità di regia e sceneggiatura, il film di un regista di lungo corso.



Parlando del cast, Di Stefano ha affermato che per il personaggio di Escobar aveva pochi dubbi su chi affidare il ruolo: il premio Oscar Benicio Del Toro era la sua unica scelta. E io posso aggiungere anche che è stata una scelta ad hoc: l'attore portoricano domina la scena, un gigante del male ottimamente interpretato da Del Toro che ha saputo dare al personaggio quel furore, quella pazzia propria dell'uomo (e mito). Il drug lord colombiano era un uomo deviato, che aveva di sé un'immagine di benefattore e dispensatore di benessere, per la sua famiglia e il suo popolo. La Storia fornisce la vera versione dei fatti: Escobar ha lasciato una scia di sangue in tutta la Colombia (e non solo), un gangster contemporaneo, ma senza quel savoir faire tipico dei suoi colleghi nei Roaring Twenties (come Bonnie e Clyde citati da Escobar/Del Toro nel film). Il premio Oscar ha saputo racchiudere in uno sguardo la follia lucida di quest'uomo, senza dimenticare la sua sfrenata ambizione criminale.


Quando ho letto che nel cast c'era anche Josh Hutcherson, la star di Hunger Games, sono rimasta un po' così e mi sono chiesta: che ci fa uno come lui in un film del genere? Quanto può essere vincolante il ruolo in un teen-movie per un attore? Davvero tanto, e spetta al singolo spettatore avere la curiosità di scoprire anche altro di quell'interprete. Hutcherson mi era piaciuto già tanto in Hunger Games: tolti i primi due film della saga, a partire dal terzo il suo personaggio, Peeta Mellark, va incontro ad un cambiamento radicale di personalità. Josh è stato stupefacente, e quella bravura l'ha portata anche in Escobar. Di Stefano ha raccontato di averlo scelto prima del suo grande successo internazionale: giusta precisazione del regista che ha motivato, tra le righe, la sua scelta puramente artistica, e non di marketing. Hutcherson, ragazzo innocente e ignaro, spinto dall'amore per Maria, nel film affronta uno snaturamento, per sopravvivere e affermare la sua onestà. Anche se Escobar lo infetterà, instillandogli terrore. Anche Claudia Traisac non è da meno, ottima la sua interpretazione che ha saputo bilanciare con i personaggi di Nick e lo zio Pablo.
Decisamente un ottimo film, con un ritmo costante e serrato nella narrazione: non ci si annoia un minuto. Mi aspetto, spero presto, un'altra grande prova da regista di Andrea Di Stefano.

Il trailer:


Consigliato: Assolutamente sì


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martedì 19 aprile 2016

Recensione Flash: Il Quinto Potere


Titolo originale: The Fifth Estate

Anno e nazione di produzione: USA/INDIA 2013

Distribuzione in Italia: 01 Distribution

Genere: Drammatico/Biografico

Durata: 128 minuti

Cast: Benedict Cumberbatch, Daniel Bruhl, Stanley Tucci, Laura Linney, Anthony Mackie, Alicia Vikander, Carice Van Houten, Dan Stevens, David Thewlis, Peter Capaldi, Moritz Bleibtreu

Regista: Bill Condon

"Il coraggio è contagioso": questa è la frase che sentirete spesso pronunciare nella pellicola Il Quinto Potere, uscita nei cinema di tutto il mondo nel 2013 e diretta da Bill Condon.
Di fatto, in questo film vengono narrate tutte le vicende che hanno reso famosissimo il sito web WikiLeaks, creato dall'hacker Julian Assange (qui interpretato dal mitico Benedict Cumberbatch) dieci anni fa.
Non solo: la pubblicazione dei documenti scomodi che hanno messo in crisi, dal 2008 al 2010, soprattutto il governo statunitense, per via dei dossier riguardanti i crimini di guerra perpetrati dai soldati americani in Afghanistan, fa da sfondo all'amicizia tra Assange ed il suo braccio destro, Daniel Domscheit-Berg (Daniel Bruhl).
Osserviamo quindi come le scelte di entrambi i protagonisti abbiano poi influenzato la direzione che WikiLeaks ha infine preso per giungere alla meritatissima gloria e di come poi il loro rapporto sia sfociato nell'odio più totale, portando addirittura Daniel, del tutto sospeso con effetto immediato da Julian, ad attaccare il sito e distruggerlo come ripicca e vendetta nei confronti del suo ex socio.
Nonostante questo, WikiLeaks risorgerà tranquillamente dalle ceneri e continuerà la sua opera di informazione come ha sempre fatto, senza revisioni né edulcorazioni.
Ora, solo gli spettatori più attenti e ben informati riusciranno a capire quali sono le due ragioni per cui Il Quinto Potere sia stato un vero e proprio flop al botteghino: la prima riguarda le fonti su cui la pellicola si basa, ovvero i due libri Inside WikiLeaks. La Mia Esperienza Al Fianco Di Julian Assange Nel Sito Più Pericoloso Del Mondo, scritto proprio da Daniel Domscheit-Berg, e WikiLeaks. La Battaglia Di Julian Assange Contro Il Segreto Di Stato dei due giornalisti del The Guardian Luke Harding e David Leigh.
Non notate niente di strano? E le fonti di Julian per realizzare questo film in un'ottica del tutto imparziale che fine hanno fatto?
Sono stati praticamente interpellati due estranei alla vicenda (Harding e Leigh) ed il nemico n. 1 di Assange, dunque è più che ovvio che ne Il Quinto Potere il protagonista sia solo un uomo perfido, egocentrico, meschino ed egoista (un aspetto della sceneggiatura che il grande Benedict, dopo un lungo scambio di e-mail con il contrariatissimo Assange, ha cercato di cambiare, invano, chissà perché, ottenendo comunque un plauso da Julian per il tentativo).
Un caso, questo, molto simile a quello riguardante lo sviluppo della pellicola Takedown, di cui vi parlai quasi due anni fa nel mio articolo Hacker o Cracker? Te Lo Dice Incursioni!.
La seconda ragione è il boicottaggio del film promosso proprio dal grande Assange, che più volte aveva affermato che gli Stati Uniti, tramite Hollywood e questa pellicola, volevano demolire la sua immagine (qui troverete l'intervista a tal proposito).
Dunque sì, il film è molto interessante e ve lo consiglio, ma va visto dopo essersi prima adeguatamente informati online sulla vicenda, proprio come ho fatto io.
Vi sentite troppo pigri per fare una cosa del genere?
Allora vedete pure direttamente Il Quinto Potere, ma resterete molto colpiti e scioccati dalla scena finale, io vi ho avvisato! =P
Buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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lunedì 18 aprile 2016

Recensione Flash: Jack Reacher: La Prova Decisiva


Titolo originale: Jack Reacher

Anno e nazione di produzione: USA 2012

Distribuzione in Italia: Universal Pictures

Genere: Azione/Thriller

Durata: 130 minuti

Cast: Tom Cruise, Rosamund Pike, Robert Duvall, Jai Courtney, Richard Jenkins, Werner Herzog, David Oyelowo, Michael Raymond-James, Joseph Sikora, Alexia Fast, Josh Helman

Regista: Christopher McQuarrie

Ultimamente, come avrete sicuramente notato, Tom Cruise sta lavorando a tutto spiano in moltissime pellicole di vario genere, scatenando pareri misti tra odio ed amore nei suoi confronti, poiché per molti si sta vendendo per realizzare filmetti da quattro soldi (alcuni addirittura affermano che la sua carriera sia ufficialmente finita con lo splendido L'Ultimo Samurai!), mentre per altri, me compreso, si sta solamente dando da fare come al solito, come già faceva prima di questo periodo molto intenso.
Ma, nel caso di un film in particolare, se inizialmente parecchi fan furono in totale disaccordo sull'assegnazione del ruolo di protagonista proprio a lui, dato che non rispecchiava affatto, a livello fisico, l'aspetto del suo alter ego cartaceo, in seguito alla visione della pellicola, cambiarono subito parere, poiché colpiti dalla sua interpretazione: sto parlando di Jack Reacher: La Prova Decisiva, il primo film da regista di Christopher McQuarrie (che in seguito ha poi diretto Mission Impossible: Rogue Nation), uscito nel 2012 e basato appunto sull'omonima saga cartacea dello scrittore britannico Lee Child, per ora composta da ben venti capitoli.
Questa pellicola, basata sul nono romanzo della suddetta epopea, comincia con l'uccisione di cinque persone inermi da parte di un cecchino, appostatosi sul palazzo di fronte al luogo del delitto.
Con l'avvio delle indagini, condotte dal detective Emerson (David Oyelowo), gli indizi ritrovati conducono alquanto rapidamente all'autore di questo delitto così atroce ed immotivato: James Barr (Joseph Sikora), ex soldato e tiratore scelto dell'Esercito statunitense, incriminato già anni prima mentre era in Iraq, perché aveva ucciso, senza alcuna ragione, alcuni suoi compagni d'armi.
L'uomo, messo con le spalle al muro dalle prove del tutto inequivocabili, anziché confessare tutto, scrive solo tre parole:"Cercate Jack Reacher."
Emerson, assistito dal procuratore distrettuale, l'intransigente Alex Rodin (Richard Jenkins), cerca di scoprire chi sia questo Reacher (Tom Cruise), venendo a sapere che si tratta di un brillante ex poliziotto militare, degradato e poi congedatosi dall'Esercito, per via del suo temperamento e dei suoi modi di fare molto sopra le righe e spesso oltre i limiti imposti dalla legge (che però lo hanno sempre condotto alla risoluzione di tutti i casi a lui assegnati), che si è letteralmente volatilizzato da anni, riuscendo a mimetizzarsi e a rendersi irrintracciabile sul suolo statunitense, a meno che non sia lui stesso a volersi far trovare.
E, infatti, puntualmente Jack si presenta al distretto di polizia non per scagionare Barr, come Emerson e Rodin pensavano, bensì per condannarlo, in virtù della promessa fattagli in passato di farlo marcire in prigione per quello che aveva fatto in Iraq, visto che l'Esercito aveva insabbiato tutto, a causa di una vera e propria beffa del destino: di fatto, gli uomini uccisi da Barr erano tutti degli stupratori seriali di svariati cittadini inermi iracheni durante la loro missione lì, dunque il cecchino aveva inconsapevolmente fatto un favore agli Stati Uniti, nonostante avesse confessato subito il suo atto.
Tuttavia, in questo nuovo caso, Jack, assistito dall'avvocatessa di Barr, la coraggiosa idealista Helen Rodin (Rosamund Pike), figlia del procuratore, inizierà man mano a notare che molte cose non quadrano e presto capirà il perché Barr, attualmente impossibilitato a parlare, perché gravemente pestato a sangue dagli altri carcerati secondo la famosa "legge della galera" per chi compie atti orribili, lo abbia chiamato, nonostante i due fossero in rapporti tutt'altro che amichevoli.
Cosa si nasconde dietro questo torbido ed intricatissimo caso? E' stato davvero Barr a compiere quegli assassinii oppure è stato qualcun altro?
Scoperto per caso qualche tempo fa, Jack Reacher: La Prova Decisiva mi ha attratto sin da subito per l'interessantissima trama e, infatti, non mi sono affatto pentito di averlo visto: appassionante, coinvolgente e mai lento e pesante, specie grazie al cast (degno di nota il simpaticissimo ruolo di Robert Duvall).
Come per 11.22.63, anche in questo caso sono un profano e non conosco la saga cartacea, ma, per quanto ne so, il film risulta molto fedele al libro, quindi i fan puristi, tolta la suddetta questione delle differenze fisiche abissali tra il protagonista della pellicola e quello dei romanzi (Jack Reacher in realtà è un omone biondo, gigantesco e palestrato), non hanno proprio nulla di cui lamentarsi.
Ragion per cui, vi consiglio assolutamente questo film, vi do appuntamento col sequel, Jack Reacher: Never Go Back, in arrivo il 21 ottobre 2016 e basato sul diciottesimo capitolo della saga, e vi auguro buona visione!

Il trailer:


Consigliato: Sì

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domenica 17 aprile 2016

When You Fight The Past, The Past Fights Back: 11.22.63


Stephen King non è mai rientrato né, temo, mai rientrerà tra i miei autori preferiti, poiché ho sempre trovato fin troppo inquietanti i suoi romanzi: ad esempio, mi basta infatti pensare ad It (fortunatamente non soffro di coulrofobia, ma comunque la trama mi angoscia tantissimo!) o a L'Acchiappasogni per capire come i miei gusti siano totalmente opposti a quelli del celeberrimo autore e sceneggiatore statunitense.
Ciononostante, vuoi per dei miei pregiudizi, vuoi per il mio poco interesse nei suoi confronti per i suddetti motivi, sono rimasto particolarmente colpito ed estasiato da uno dei suoi romanzi più recenti, pubblicato nel 2011, che non ho purtroppo avuto il piacere di leggere, ma che ho comunque avuto modo di conoscere tramite l'ultima miniserie televisiva, targata Hulu, proprio basata su di esso: sto parlando di 11.22.63 (in Italia 22.11.63), composta da 8 episodi, diretti tutti dal regista premio Oscar Kevin Macdonald (di cui, tra i suoi tanti lavori, spicca l'epico The Eagle), e con protagonista il mitico James Franco.
Di fatto, Stephen, con quest'opera, ha fatto proprio centro nel mio caso, poiché essa tratta di viaggi del tempo, un tema che da sempre amo ed apprezzo tanto.
E' proprio grazie ad un incredibile viaggio nel tempo che la storia di Jake Epping, un giovane professore di inglese del Maine interpretato per l'appunto da Franco, cambia radicalmente:

Da sinistra verso destra: Jake Epping nel presente e "Jake Amberson" nel passato
L'uomo, cliente abituale della tavola calda gestita da Al, dopo aver appena finito di firmare i documenti che attestano il divorzio dalla sua ormai ex moglie, rimane improvvisamente scioccato quando il suo vecchio amico ristoratore, andato poco prima nel retro del locale, ritorna visibilmente invecchiato di un paio di anni e con una terribile tosse.
Infatti, Al si è misteriosamente ammalato di cancro allo stadio terminale in pochissimi minuti e Jake, allibito ed in cerca di spiegazioni razionali, viene cacciato via, strappando però all'amico la promessa di ricevere delle spiegazioni il giorno dopo.
Giunto puntualmente il giorno dopo alla locanda, Al, senza alcun preambolo, gli dice chiaramente di entrare nello sgabuzzino della tavola calda, "farsi un giro dando un'occhiata nei dintorni", tornare indietro e parlarne con lui.
L'uomo, convinto che il suo amico sia pazzo, accetta, giusto per non farlo arrabbiare, viste le sue condizioni di salute precarie, ed improvvisamente, anziché ritrovarsi sempre nel ripostiglio, viene catapultato fuori dal locale, ma in un'epoca totalmente diversa.
Sconvolto, Jake ripassa nel tunnel invisibile dal quale è uscito e ritorna al presente da Al:

"Quello, ragazzo mio, era il 1960."

Ecco le prime parole che il giovane insegnante sente pronunciare al suo ritorno dal suo amico morente. Di fatto, Al racconta a Jake che, nei pochi minuti in cui si era assentato il giorno prima per poi tornare invecchiato e malato, ha passato ben tre anni nel passato (nel presente, qualsiasi sia la cifra d'anni impiegati per effettuare qualsiasi cosa nel passato, trascorreranno sempre e solo due minuti), fallendo nel compiere la missione che si era prefissato: salvare la vita del Presidente degli Stati Uniti d'America John Fitzgerald Kennedy il 22 novembre del 1963, giorno in cui venne assassinato, in modo da evitare, almeno secondo il ristoratore, i tanti orrori e nefandezze perpetrati dagli Stati Uniti, avvenuti in seguito a tale grave evento.
Inizialmente pieno di tantissimi dubbi e perplessità, Al ha infine deciso che l'unico in grado di poter portare a termine questo importantissimo incarico, dopo avergli già spianato la strada con un'identità falsa, rispondente al nome di "Jake Amberson", e creando tutti gli appunti necessari per evitare il famoso delitto con varie indagini da compiere nei tre anni di attesa prima che avvenga, è proprio Jake, più giovane, ma soprattutto, più idoneo, poiché in cerca di uno scopo nella propria vita, specie dopo il fallimento del suo matrimonio.
Tuttavia, in preda all'ira, alla paura ed al rifiuto di un onere del genere, il ragazzo ha un alterco con il suo vecchio amico e viene nuovamente cacciato, questa volta per sempre.
Non dormendo per niente durante la notte, Jake, pentito delle brutte cose che ha detto ad Al, ritorna per scusarsi la mattina dopo, ma lo trova purtroppo morto.
Distrutto dal rimorso, il giovane professore decide di ripagare la fiducia che l'uomo aveva in lui accettando l'incarico e tornando indietro nel tempo per evitare che JFK venga assassinato ufficialmente da Lee Harvey Oswald, ma in realtà, secondo la teoria più famosa, in seguito ad un complotto tra FBI, CIA e sovietici.
Ci riuscirà? Ma soprattutto, come farà a contrastare il più pericoloso dei nemici, ovvero il passato, quello stesso passato che non vuole essere cambiato e che farà di tutto per fermarlo (Al si è improvvisamente ammalato proprio a causa sua)?
Come già detto, Jake avrà a che fare, sia nel presente che nel passato, con molte persone nella sua missione che, il più delle volte, si riveleranno degli amici e, allo stesso tempo, dei nemici, ovvero: Al Templeton, Lee Harvey Oswald, Bill Turcotte, Frank Dunning, Deke Simmons ed il fantomatico "Yellow Card Man", l'Uomo con la Tessera Gialla:

In alto da sinistra verso destra: Al Templeton, Lee Harvey Oswald e Bill Turcotte
In basso da sinistra verso destra: Frank Dunning, Deke Simmons ed il "Yellow Card Man"
Il primo, interpretato da Chris Cooper, come si è ben capito, sarà il mentore del professore, avendo egli già vissuto, almeno fino al 1962, ciò che Jake passerà e, nonostante la sua improvvisa morte, riapparirà poco e spesso in vari flashback che saranno d'aiuto al protagonista per ricordarsi cosa fare in varie occasioni e come difendersi dagli attacchi del passato.
Il secondo, impersonato da Daniel Webber, è il famoso assassino di John Kennedy. Paranoico fino all'inverosimile, soprattutto nei confronti di CIA ed FBI, per via della sua diserzione dai Marines e degli anni trascorsi in Russia, Lee sarà il bersaglio numero uno da pedinare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, al fine di scoprire e capire chi e cosa ci sia realmente dietro l'uccisione del Presidente, apparentemente architettata solo da un sociopatico.
Il terzo, interpretato da George MacKay, sarà il solo aiuto per Jake nel passato, poiché scoprirà per caso che l'uomo viene dal futuro, a causa di uno stralcio di giornale del 1963 in possesso dell'insegnante, e si unirà a lui, in modo da perfezionare lo "spionaggio fatto in casa" del protagonista, visto che due teste sono meglio di una. Tuttavia, il rapporto tra Bill e Jake prenderà pieghe alquanto inaspettate.
Il quarto impersonato da Josh Duhamel, è il bidello della scuola dove il protagonista insegna nel presente. Particolarmente colpito dal talento dell'anziano per la scrittura, specie dopo il suo toccante racconto dell'uccisione di tutta la sua famiglia da parte del padre alcolizzato agli inizi degli anni '60, Jake cercherà di cambiare in meglio la vita di Frank proprio correggendo quel grave evento nel passato, ma anche in questo caso, gli eventi avranno dei risvolti del tutto imprevedibili.
Il quinto, interpretato da Nick Searcy, è il preside della scuola di Jodie, il paesino vicino Dallas, la città in cui avvenne l'uccisione di JFK, ed il superiore di Jake nel passato, che lavorerà lì per mantenersi nei tre anni di attesa prima che arrivi la fatidica data. Buono, gentile, carismatico, nonché molto aperto di mentalità per quell'epoca, famosa per il razzismo contro i neri e l'anti-comunismo, sarà più volte l'ancora di salvezza del protagonista ed il suo costante appoggio nei momenti più disperati.
Il sesto ed ultimo, impersonato da Kevin J. O'Connor (l'astuto Beni Gabor in La Mummia e Igor in Van Helsing), è l'inquietante e misterioso individuo che perseguiterà costantemente il protagonista una volta giunto nel passato. Infatti, se inizialmente Jake lo ignorerà, credendolo solo un barbone che gli ripete in continuazione di andarsene, man mano il professore capirà che egli non è affatto un uomo normale, né tanto meno un "emissario in rappresentanza del passato", quindi chi sarà mai?
Ma, come in ogni storia che si rispetti, ovviamente anche i volti femminili hanno una grandissima rilevanza, per svariate ragioni, e, di fatto, per quanto riguarda 11.22.63, le protagoniste femminili sono quattro: Sadie Dunhill, Marina Oswald, Mimi Corcoran e Marguerite Oswald:

Da sinistra verso destra: Sadie Dunhill, Marina Oswald, Mimi Corcoran e Marguerite Oswald
La prima, interpretata da Sarah Gadon (recentemente apparsa sul grande schermo nel ruolo di Mirena, la moglie del conte Vlad in Dracula Untold), è una giovane bibliotecaria del passato che molto spesso incrocerà il cammino di Jake, dal Maine fino al Texas, ritrovandosi a lavorare proprio con lui al liceo di Jodie. Colpiti entrambi da come il destino li faccia incontrare così spesso, i due inevitabilmente si conosceranno meglio fino ad innamorarsi, nonostante gli ammonimenti di Al a Jake riguardo il non creare alcun tipo di legame e rapporto affettivo, per evitare troppe alterazioni del presente. Il loro rapporto idilliaco diverrà uno dei punti fermi per il protagonista durante la delirante ricerca della verità, perché l'insegnante, grazie alla dolce e gentile ragazza, si sentirà completo, a tal punto da convincerla a tornare con lui nel futuro, una volta salvato Kennedy. Ma, nel dire questo, Jake avrà fatto i conti prima col passato?
La seconda, impersonata da Lucy Fry, è la giovane e triste moglie russa di Lee Harvey, conosciuta a Minsk (all'epoca ancora parte dell'URSS), con la quale avrà due figli, nonostante il loro rapporto non sia dei più rosei. La ragazza si legherà molto a Bill, sebbene Jake tenti più volte di separarli, al fine di evitare che la loro copertura di semplici vicini di casa della famiglia Oswald salti, e le ripercussioni di tali scelte avranno conseguenze alquanto gravi, tutte a vantaggio del passato che, come sempre, non vuole essere cambiato.
La terza, interpretata da Tonya Pinkins, è la pacata segretaria del liceo di Jodie nel passato. Donna a modo e simpatica, Mimi resterà più volte colpita dall'inevitabile trattamento gentile ed educato che Jake le riserverà, a differenza degli altri bianchi (esclusi Deke e Sadie), e, come con il preside, anche lei lo aiuterà e consiglierà molto spesso, specie per quanto riguarda il rapporto tra il protagonista e la bibliotecaria della scuola.
La quarta ed ultima, impersonata da Cherry Jones, è, come si capisce dal suo cognome, la madre di Lee. Essendo, in fin dei conti, una donna buona e schietta, la signora Marguerite purtroppo non capirà i propositi di suo figlio, un tempo un ragazzo felice e poi improvvisamente mutato in qualcosa che neanche lei riesce a comprendere, ed ignorerà totalmente lo scopo che l'uomo si è prefissato, dopo il suo ritorno dalla Russia, fino al famoso 22 novembre 1963.
Come già detto all'inizio di questo articolo, 11.22.63 mi è piaciuta davvero parecchio, specie per l'originalissima idea del tema, uno dei più discussi di sempre, per via delle più disparate teorie che attorniano da anni l'uccisione di quello che fu uno dei Presidenti più amati degli USA, nonché per la questione della manipolazione del tempo, un concetto per il momento ancora teorico (e chissà per quanto ancora lo sarà purtroppo, sigh!), con tutte le inevitabili e potenziali conseguenze, sia nel bene che nel male, che Stephen King ha abbondantemente trattato proprio tramite il suo romanzo e la miniserie ad esso collegata.
Essendo un profano dello scrittore statunitense, ho seguito con vivo interesse le discussioni riguardanti l'adattamento televisivo di Hulu e, bene o male, tutti i fan che hanno letto il libro hanno confermato la fedeltà abbastanza elevata di 11.22.63 al romanzo, salvo alcuni inevitabili cambiamenti nella trama, promuovendola a pieni voti, cosa che anch'io faccio senza pensarci due volte, anche in virtù del lavoro egregio svolto dal cast.
In conclusione, vi consiglio quindi di vedere questa miniserie TV (sempre in English subbed Italian, mi raccomando! =P) e vi auguro buona visione!


Il trailer:


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